Bruno Leoni è
un liberale italiano scomodo.
Scomodo perchè il silenzio tombale
che ha sepolto per decenni la sua opera
è testimonianza di quanto poco
liberale sia stata la cultura italiana
sino agli anni '90, irregimentata nelle
due correnti di pensiero dominanti del
marxismo e del cattolicesimo democratico,
orfano di ogni radice sturziana.
Bruno Leoni è stato famoso all'estero,
è diventato Presidente della Mont
Pélerin Society, riferimento del
gotha del liberalismo mondiale, ma i suoi
scritti sono stati incredibilmente tradotti
nella sua lingua, l'italiano, quasi trent'anni
dopo la sua morte.
Non è successo per caso.
Nell'Italia di oggi, dove tanti gareggiano
nel definirsi liberali, la storia umana
e il pensiero di Bruno Leoni ricordano
a tutti noi quanto sia stato difficile
e quanto sia difficile ancora, al di la
delle mode del momento, essere davvero
liberali.
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Pierpaolo
Vargiu
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RAIMONDO
CUBEDDU
Nato a Seneghe, Professore ordinario di
Filosofia Politica e Politica Comparata
allUniversità di Pisa, collabora
a numerose riviste. Si è occupato
di Strauss (Leo Strauss e la filosofia politica
moderna, Esi, Napoli 1983) di Popper (Storicismo
e razionalismo critico, Esi, Napoli 1980;
Tra Scuola Austriaca e Popper, Esi, Napoli
1996), della Scuola Austriaca (Il liberalismo
della Scuola Austriaca: Menger, Mises, Hayek,
Morano, Napoli 1992; The Philosophy of the
Austrian School, London-New York 1993; Friedrich
A. von Hayek (Borla, Roma 1995). Studioso
della tradizione liberale e dei suoi più
recenti sviluppi, ha pubblicato Atlante
del liberalismo (Ideazione, Roma 1997),
Politica e certezza (Alfredo Guida, Napoli
2000) e Margini del liberalismo (Rubbettino,
Soveria Mannelli 2003).
ANTONIO MASALA
Dottorando in filosofia politica presso
lUniversità di Pisa. Si occupa
della teoria politica liberale contemporanea,
in particolare della rinascita del Classical
Liberalism nel dopoguerra e della tradizione
Libertarian. Ha pubblicato Il liberalismo
di Bruno Leoni (Rubbettino, Soveria Mannelli
2003).
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