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Sebbene
il concetto di società aperta
abbia oltre cinquant'anni, si avverte
oggi una rinnovata urgenza nell'affrontare
lo spinoso problema del "destino
della libertà individuale
nell'era della
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globalizzazione". Fenomeni
come la globalizzazione, appunto,
che oggi conoscono accelerazioni
e dimensioni inimmaginabili in passato,
rendono necessario riflettere sul
ruolo dello Stato e della politica
nella "produzione della certezza".
Per "produzione della certezza"
si intende il mantenimento, attraverso
l'azione di varie istituzioni sociali,
di una cornice di "prevedibilità"
nell'ambiente sociale, economico
e politico in cui si svolge la nostra
vita. Lo Stato nazionale, ovvero
l'istituzione che ha dominato teoria
e pratica politica negli ultimi
secoli, appare oggi uno strumento
obsoleto.Come tutti i grandi mutamenti
storici, anche la globalizzazione
comporta costi e benefici difficilmente
districabili. Cubeddu
dichiara la sua insoddisfazione
verso i percorsi seguiti fino a
oggi da gran parte della riflessione
politica, soprattutto in Italia.
Le possibili alternative teoriche
e pratiche al modello dello stato
nazionale sono cariche di incognite.
"Andare 'oltre lo stato', immaginare
la 'politica senza lo stato', non
è [
] semplice".
La diagnosi di Cubeddu è
a tratti piuttosto pessimistica.
Se dopo il 1989 il pensiero politico
sembra non conoscere più
serie alternative al liberalismo
- nel senso che il marxismo, suo
rivale storico, ha perso ogni credibilità
e capacità descrittiva e
di guida della prassi politica -
la sola tradizione che abbia finora
affrontato il problema dei limiti
teorici dello stato è quella
anarchica; mentre il liberalismo,
che pure nei decenni scorsi denunciava
gli effetti perversi dell'espansione
delle competenze dello stato ed
i rischi connessi alla tirannia
delle mutevoli maggioranze elettorali,
sembra aver fallito nel suo tentativo
di compromesso con la tradizione
democratica. In sostanza Cubeddu,
con l'intenzione di individuare
la teoria politica che meglio si
presta ad un'efficace difesa della
libertà degli individui,
si trova di fronte alla difficile
scelta tra la tradizione liberale
e quella libertaria (anarco-capitalistica).
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La
risposta ai problemi sollevati non
è semplice. Solo la tradizione
anarchica (non quella collettivistica,
maggioritaria in Europa, ma quella
americana, individualistica e libertaria,
anarco-capitalistica) ha esplorato
il campo delle alternative allo stato,
della possibilità di una "politica
senza lo stato". Cubeddu, del
resto, che è un profondo conoscitore
della tradizione liberale, studioso
dei maggiori esponenti del Classical
Liberalism, non ritiene che si debba
automaticamente gettare la spugna
ed abbandonare tale gloriosa tradizione.
Egli piuttosto ritiene necessario
cercare di formulare un liberalismo
al passo coi tempi. La sfida consiste
quindi nel tentare di individuare
quale sia la via da percorrere per
garantire ed allargare la sfera delle
libertà degli individui in
una situazione in cui lo stato non
potrà più farsi garante
dei diritti individuali, ma sembra
destinato ad essere sostituito da
altre istituzioni politiche ed economiche
in competizione fra loro.
La posizione assunta da Cubeddu non
deve stupire più di tanto.
Tra le conseguenze inaspettate del
venir meno del comunismo, ci sono
stati in questi ultimi decenni non
solo un rinnovamento della tradizione
liberale, ma anche una riscoperta
e riproposta di filoni del pensiero
politico in passato, qui in Europa,
snobbati e trascurati, come l'anarco-capitalismo.
Ne è un esempio l'evoluzione
del decano del liberalismo italiano,
l'economista Sergio Ricossa, ieri
"liberista" di ferro ed
einaudiano, oggi spostatosi verso
le posizioni libertarie degli anarco-capitalisti.
Numerose testate e case editrici libertarie
si sono affaciate sulla scena culturale
degli ultimi decenni, e titoli ed
autori prima introvabili o improponibili
comunciano a conquistare crescente
spazio negli scaffali delle librerie
e nelle bibliografie più serie
ed aggiornate. In questa direzione
sembra andare anche la riflessione
di Cubeddu.
L'intervento del professor Cubeddu
è stato piuttosto denso. Al
di là dell'apparente senso
di sconforto, esso ha inteso lanciare
la sfida teorica e pratica di ripensare
lo stato ed il liberalismo alla luce
delle nuove sfide del presente. Numerosi
e vivaci sono stati, infatti, gli
interventi da parte del folto pubblico
che ha partecipato all'incontro.
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