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Giancarlo
Bosetti ha aperto il suo
intervento con alcuni ricordi personali
del grande filosofo austriaco. Egli ha
conosciuto Popper dopo il 1989,
e ricorda che mentre altri
padri storici del liberalismo
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del '900 (per esempio Sir Isaiah Berlin)
l'avevano invitato a brindare alla caduta
del comunismo, Popper preferì affrontare
i problemi dell'agenda politica futura.
Tra questi egli inseriva il problema della
televisione. La riflessione di Popper
in proposito parte dal presupposto che
i bambini vengano al mondo "programmati"
per imparare dall'ambiente. La televisione
fa senz'altro parte dell'ambiente dei
bambini e svolge anche un'importante funzione
nella loro educazione.
Essa
riesce a portare la violenza in case dove,
altrimenti, non ce ne sarebbe. Il diffondersi
della violenza e, peggio, l'assuefazione
ad essa da parte dei più giovani,
potrebbe avere conseguenze disastrose
per la stessa sopravvivenza delle nostre
democrazie occidentali.
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Popper,
quindi, proponeva la creazione di un "Istituto
per la televisione", sul modello dell'ordine
dei medici, che abbia la funzione di controllare
l'attività svolta dai suoi iscritti.
Per operare nel mondo della TV diventerebbe
allora necessaria un'autorizzazione, una
sorta di patente, rilasciata da questo istituto
al termine di un corso che prepari i richiedenti,
informandoli soprattutto degli effetti che
la TV ha sulla mente dei bambini e dei soggetti
in crescita. Lungi dal rappresentare una
misura repressiva, la proposta di Popper
segnala la necessità di porre sotto
controllo quello che è oggi un immenso
potere. Nell'ottica liberale, infatti, qualunque
tipo di potere deve sempre essere limitato
e controllato al solo fine di difendere
la massima libertà possibile di tutti
i cittadini.Cattiva maestra televisione
ha avuto grande fortuna e suscitato un lungo
e appassionato dibattito ancor oggi attuale.
Uscito per la prima volta nel 1994, nelle
successive edizioni si è arricchito
di un nuovo saggio introduttivo di Giancarlo
Bosetti e dei testi di John Condry, Karol
Wojtyla, Raimondo Cubeddu e Jean Baudouin.
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