DIFENDIAMO SINO IN FONDO LA PACE,
MA NON CONFONDIAMOLA CON IL NOSTRO COMODO.
Le grandi manifestazioni di piazza
dei giorni scorsi hanno dimostrato, se mai ce ne fosse
stato bisogno, quanto forte sia il desiderio di pace
e la volontà di difenderla a tutti i costi da
parte della stragran parte dell'opinione pubblica occidentale.
Persino negli USA, ancora sconvolti dai morti innocenti
delle Twin Towers, si avverte un significativo e crescente
dissenso nei confronti della rigidità dell'Amministrazione
Bush.
La sintesi più nobile della posizione in difesa
della pace è senz'altro nelle accorate e addolorate
parole del Papa e nell'intensa attività di pace
portata avanti dalla diplomazia vaticana. Tutti d'accordo,
allora?
|
|
|
Si tratta soltanto di frenare le preoccupazioni
degli Stati Uniti che, colpiti nel proprio cuore pulsante,
rischiano di confondere la lotta al terrorismo internazionale
con interventi bellici "preventivi", di discutibile
validità etica e, almeno sinora, dotati di insufficiente
copertura da parte delle istituzioni internazionali?
Beh, non è proprio così, per almeno due
motivi.
Il primo è che senz'altro oggi il concetto di
"guerra" sfugge ai tradizionali criteri di
definizione ai quali siamo stati abituati. Il terrorismo
internazionale, con le sue centrali che stringono alleanze
ed ottengono coperture dai governanti degli Stati, pone
infatti problemi nuovi, di interpretazione complessa
e di assai difficile soluzione.
Non è possibile ignorare come ormai esistano
atti di guerra non dichiarata, che trovano impreparati
alla risposta sia i Governi nazionali, che le istituzioni
internazionali.
Ma la seconda considerazione è ancora più
inquietante, per noi occidentali che amiamo la pace.
E che rischiamo di confondere la pace con il nostro
comodo.
Nella testa di molti dei nostri pacifisti, la difesa
della pace assomiglia un po' troppo alla difesa dello
status quo e dei suoi vantaggi.
A qualcuno non piace la pace, ma bensì "questa
pace", la pax occidentale, difesa comunque da un
gendarme armato, gli USA, che qualche volta rischia
forse di superare il limite della legittima difesa,
ma che è comunque sempre pronto a mettere a disposizione
le vite umane dei propri cittadini e le proprie risorse
finanziarie per garantire la difesa degli interessi
economici, ma anche dei bastioni di libertà culturale
dell'Occidente.
Rischia di essere troppo comodo fare i pacifisti con
il retropensiero che tanto mai niente cambierà
nelle nostre condizioni di privilegio, perché
altri comunque spenderanno soldi e sangue proprio per
garantire noi.
Essere pacifisti veri, oggi, significa invece comprendere
in pieno le ragioni della globalizzazione e sapere sin
d'ora che è necessario porre sul tappeto il problema
della redistribuzione delle risorse che renderà
un po' più poveri i Paesi ricchi (e noi italiani
siamo tra questi) per rendere possibile lo sviluppo
di coloro che oggi stanno indietro.
Da sempre i popoli più ricchi mirano a conservare
la pace, che consente loro di organizzare, accrescere
e godere il proprio benessere.
Ma da sempre i popoli più poveri, se non sono
adeguatamente sostenuti nel loro sviluppo e nella loro
crescita, sono tentati di investire le proprie, scarse
risorse economiche nelle opportunità belliche,
le uniche che garantiscono loro miglior stabilità
interna e potenziale aggressività esterna.
Il mondo occidentale, l'opinione pubblica dei girotondi,
della Chiesa Cattolica, dei circoli culturali liberali,
dei Governi europei moderati e mediatori deve dunque
fare una scelta forte, se non vuole rischiare l'ipocrisia
pacifista: la scelta di una nuova politica di cooperazione,
ben più ampia e diversa da quella attuale, con
i Paesi in via di sviluppo.
Una scelta che, dobbiamo esserne consapevoli, costerà
una parte del benessere di ciascuno di noi.
L'alternativa è però quella di lasciare
solo, con la nostra ipocrisia, il gigante americano
ferito.
E gli Usa chiusi in sé stessi potrebbero creare
squilibri ancora più pericolosi di quando intervengono
nel ruolo di gendarme del mondo.
Pierpaolo Vargiu
Capogruppo dei Riformatori in Consiglio Regionale.
|