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09.06.2002

L'unione Sarda on line
"TV  Cattiva  Maestra"

È sempre attuale il messaggio di Popper


11.07.2001
L'unione Sarda on line
(di Wa. F.)
 
 
 
TV cattiva maestra È sempre attuale il messaggio di Popper
Quando le macerie del muro di Berlino eppellirono le vestigia del comunismo realizzato, molti intellettuali liberali brindarono. Qualcuno gridò anche alla fine della
storia. Karl Popper, filosofo austriaco scappato dall’Europa del nazismo e dello stalinismo verso il Nuovo Mondo, non si soffermò in festeggiamenti. Semmai cominciò ad additare i nuovi grandi nemici della società aperta, come definì nel suo libro fondamentale (The open society and its enemies) il sistema democratico.Vedeva grandi rischi nelle armi atomiche e nell’esplosione demografica dei popoli del Terzo Mondo, ma vide (anzi previde) anche gli effetti devastanti della televisione.«La tivù non è per Popper meno pericolosa delle testate nucleari, nel senso che può produrre degenerazioni della società tali da rendere impossibile la difesa degli ordinamenti liberali». A rammentare quell’allarme lanciato dal grande filosofo austriaco è oggi Giancarlo Bosetti, invitato a Cagliari a raccontare il suo Popper dai giovani studiosi del Circolo Voltaire e del Comitato Karl Popper. Ecco dunque liberali e popperiani come Bruno Lai, Pierpaolo Vargiu, Giorgio Angius confrontarsi con un liberale che ha alle spalle la vicedirezione del quotidiano L’Unità . Bosetti, che dal 1993 dirige “Reset”, ha da tempo lasciato il quotidiano che fu del Pci, ma sin dagli Anni Ottanta ha portato nella cultura del giornale fondato da Antonio Gramsci l’attenzione per liberali come Ralf Darhendorf, Isaiah Berlin, e, appunto, Karl Popper. Incontri, interviste, poi Bosetti pubblicò in Italia, con una sua introduzione, Cattiva maestra televisione, uscito nel ’94 pochi mesi prima della morte del filosofo, avvenuta nel settembre di otto anni fa. E quel breve scritto torna oggi con una carica di attualità sconvolgente, soprattutto in un paese, l’Italia, nel quale il tycoon delle tivù private e pubbliche è persino capo del governo.Bosetti, in verità, non entra nel merito del conflitto di interessi o di altre questioni immediatamente politiche. Punta a rilanciare i grandi scenari della società aperta, la sua visione della democrazia come strumento di tutela nei confronti del totalitarimo, la società chiusa. «Una democrazia -scrive Popper- non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare, la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi».Occorre insomma prevenire i rischi, per evitare di trovarsi in nuovi totalitarismi.Un rischio sempre presente, per chi, come Popper, definisce la democrazia in negativo: «La sua quintessenza -ricorda Bosetti- è di essere un sistema nel quale i cittadini possono liberarsi di chi governa senza violenza, senza spargimenti di sangue». Servono dunque un sistema di controlli e di bilanciamenti (check and balance) dei poteri, che devono restare distinti, altrimenti si torna al totalitarismo: nascono da qui l’idea e la pratica antimonopolistica, quella dell’antitrust

negli Usa e nelle grandi democrazie occidentali nel campo dell’informazione. L’Italia rappresenta in questo contesto un caso assai delicato, tanto più per un pensatore come Popper, affascinato da istituzioni della democrazia ateniese come l’ostracismo. «L’ostracismo veniva deciso ad Atene quando un singolo cittadino assumeva un eccesso di potere: a quel punto gli ateniesi decidevano di cacciarlo dalla città. A farlo non erano professionisti della politica, perché le cariche non erano elettive. I cittadini deliberanti, quelli che decidevano, erano estratti a sorte».Atene è lontana, e anche Popper, ma non il suo messaggio sui danni che la tivù può fare alla democrazia e soprattutto ai giovani: «La televisione-ricorda Bosetti- tende inevitabilmente a aumentare la quantità di scene violente trasmesse, perché la violenza porta audience, e dunque pubblicità».Non è semplice definire i rimedi contro i danni della «bambinaia elettronica», come Papa Wojtyla ha definito la televisione. Popper puntava molto sull’educazione e la cultura. Pensava anche a una sorta di patente per gli operatori della tivù. La discussione è aperta, riguarda i bambini ma anche la capacità degli adulti di essere correttamente informati, mentre oggi la discussione politica è ridotta a poco più di slogan. «È stato calcolato che in dieci anni le dichiarazioni di un politico medio in tivù siano passate da 40 a nove secondi, uno spot», precisa Bosetti. E chi deve mandare a casa i governanti senza violenza non ha informazioni, da cittadino della società aperta diventa suddito in una società incapace di licenziare chi governa senza violenze: è questa in fondo la democrazia secondo Karl Popper.Un sistema nel quale non possa né debba esistere alcuna forma di censura, ma nel quale cittadini informati e coscienti siano in grado di formarsi opinioni compiute su ogni argomento e possano dunque decidere per il meglio. Giancarlo Bosetti, giornalista con laurea in Filosofia, crede molto in una sorta di democrazia diretta: «Mi piace l’idea del sondaggio deliberativo, e cioè di riunioni nelle quali i presenti decidano che fare ad esempio sul tema delle imponte digitali dopo essersi informati e dopo averne discusso. Vedo, come ad Atene, esperti che portano i diversi punti di vista, uomini e donne che si confrontano e poi decidono. Altrimenti rischiamo una passività di massa. I politici, sempre più ceto autoreferenziale, decidono fra loro, e noi cittadini votiamo o ci esprimiamo in base a scelte ideologiche, ma senza conoscere i reali argomenti sui quali siamo chiamati a decidere».A nessuno sfugge l’immenso potere della televisione. Popper non aveva dubbi, lui liberal puro. «Ogni potere, e soprattutto un potere gigantesco come quello della televisione, deve essere controllato», diceva, per evitare che possa distruggere la civiltà. «Si possono manipolare le persone allo scopo di far accettare loro la dittatura. E come ha mostrato George Orwell, ciò può avvenire senza che la gente si renda conto di quello che sta succedendo». Già, il Grande Fratello (non quello banale e voyeristico di Canale 5) ti sconfigge se non stai con occhi, e orecchie, ben aperti.


Giancarlo Ghirra