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TV
cattiva maestra È
sempre attuale il messaggio di Popper
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Quando
le macerie del muro di Berlino seppellirono
le vestigia del comunismo realizzato, molti
intellettuali liberali brindarono.Qualcuno
gridò anche alla fine della storia. Karl
Popper, filosofo austriaco scappato dallEuropa
del nazismo e dello stalinismo verso il Nuovo
Mondo, non si soffermò in festeggiamenti.
Semmai cominciò ad additare i nuovi grandi
nemici della società aperta, come definì
nel suo libro fondamentale (The open society
and its enemies) il sistema democratico.
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Vedeva grandi rischi nelle
armi atomiche e nellesplosione demografica
dei popoli del Terzo Mondo, ma vide (anzi
previde) anche gli effetti devastanti della
televisione. «La tivù non è
per Popper meno pericolosa delle testate nucleari,
nel senso che può produrre degenerazioni
della società tali da rendere impossibile
la difesa degli ordinamenti liberali».
A rammentare quellallarme lanciato dal
grande filosofo austriaco è oggi Giancarlo
Bosetti,
invitato a Cagliari a raccontare il suo Popper
dai giovani studiosi del Circolo Voltaire
e del Comitato Karl Popper. Ecco dunque liberali
e popperiani come Bruno
Lai, Pierpaolo
Vargiu, Giorgio
Angius confrontarsi
con un liberale che ha alle spalle la vicedirezione
del quotidiano LUnità . Bosetti,
che dal 1993 dirige Reset, ha
da tempo lasciato il quotidiano che fu del
Pci, ma sin dagli Anni Ottanta ha portato
nella cultura del giornale fondato da Antonio
Gramsci lattenzione per liberali come
Ralf Darhendorf, Isaiah Berlin, e, appunto,
Karl Popper. Incontri, interviste, poi Bosetti
pubblicò in Italia, con una sua introduzione,
Cattiva maestra televisione, uscito nel 94
pochi mesi prima della morte del filosofo,
avvenuta nel settembre di otto anni fa. E
quel breve scritto torna oggi con una carica
di attualità sconvolgente, soprattutto
in un paese, lItalia, nel quale il tycoon
delle tivù private e pubbliche è
persino capo del governo. Bosetti,
in verità, non entra nel merito del
conflitto di interessi o di altre questioni
immediatamente politiche. Punta a rilanciare
i grandi scenari della società aperta,
la sua visione della democrazia come strumento
di tutela nei confronti del totalitarimo,
la società chiusa. «Una democrazia
-scrive Popper- non può esistere se
non si mette sotto controllo la televisione,
o più precisamente non può esistere
a lungo fino a quando il potere della televisione
non sarà pienamente scoperto. Dico
così perché anche i nemici della
democrazia non sono ancora del tutto consapevoli
del potere della televisione. Quando si saranno
resi conto fino in fondo di quello che possono
fare, la useranno in tutti i modi, anche nelle
situazioni più pericolose. Ma allora
sarà troppo tardi».Occorre insomma
prevenire i rischi, per evitare di trovarsi
in nuovi totalitarismi. Un rischio sempre
presente, per chi, come Popper, definisce
la democrazia in negativo: «La sua quintessenza
-ricorda Bosetti- è di essere un sistema
nel quale i cittadini possono liberarsi di
chi governa senza violenza, senza spargimenti
di sangue». Servono dunque un sistema
di controlli e di bilanciamenti (check and
balance) dei poteri, che devono restare distinti,
altrimenti si torna al totalitarismo: nascono
da qui lidea e la pratica antimonopolistica,
quella dellantitrust negli Usa e nelle
grandi democrazie occidentali nel campo dellinformazione.LItalia
rappresenta in questo contesto un caso assai
delicato, tanto più per un pensatore
come Popper, affascinato da istituzioni della
democrazia ateniese come lostracismo.
«Lostracismo veniva deciso ad
Atene quando un singolo cittadino assumeva
un eccesso di potere: a quel punto gli ateniesi
decidevano di cacciarlo dalla città.
A farlo non erano professionisti della politica,
perché le cariche non erano elettive.
I cittadini deliberanti, quelli che decidevano,
erano estratti a sorte».Atene è
lontana, e anche Popper, ma non il suo messaggio
sui danni che la tivù può fare
alla democrazia e soprattutto ai giovani:
«La televisione-ricorda Bosetti- tende
inevitabilmente a aumentare la quantità
di scene violente trasmesse, perché
la violenza porta audience, e dunque pubblicità».Non
è semplice definire i rimedi contro
i danni della «bambinaia elettronica»,
come Papa Wojtyla ha definito la televisione.
Popper puntava molto sulleducazione
e la cultura. Pensava anche a una sorta di
patente per gli operatori della tivù.
La discussione è aperta, riguarda i
bambini ma anche la capacità degli
adulti di essere correttamente informati,
mentre oggi la discussione politica è
ridotta a poco più di slogan. «È
stato calcolato che in dieci anni le dichiarazioni
di un politico medio in tivù siano
passate da 40 a nove secondi, uno spot»,
precisa Bosetti. E chi deve mandare a casa
i governanti senza violenza non ha informazioni,
da cittadino della società aperta diventa
suddito in una società incapace di
licenziare chi governa senza violenze: è
questa in fondo la democrazia secondo Karl
Popper.Un sistema nel quale non possa né
debba esistere alcuna forma di censura, ma
nel quale cittadini informati e coscienti
siano in grado di formarsi opinioni compiute
su ogni argomento e possano dunque decidere
per il meglio. Giancarlo Bosetti, giornalista
con laurea in Filosofia, crede molto in una
sorta di democrazia diretta: «Mi piace
lidea del sondaggio deliberativo, e
cioè di riunioni nelle quali i presenti
decidano che fare ad esempio sul tema delle
imponte digitali dopo essersi informati e
dopo averne discusso. Vedo, come ad Atene,
esperti che portano i diversi punti di vista,
uomini e donne che si confrontano e poi decidono.
Altrimenti rischiamo una passività
di massa. I politici, sempre più ceto
autoreferenziale, decidono fra loro, e noi
cittadini votiamo o ci esprimiamo in base
a scelte ideologiche, ma senza conoscere i
reali argomenti sui quali siamo chiamati a
decidere».A nessuno sfugge limmenso
potere della televisione. Popper non aveva
dubbi, lui liberal puro. «Ogni potere,
e soprattutto un potere gigantesco come quello
della televisione, deve essere controllato»,
diceva, per evitare che possa distruggere
la civiltà. «Si possono manipolare
le persone allo scopo di far accettare loro
la dittatura. E come ha mostrato George Orwell,
ciò può avvenire senza che la
gente si renda conto di quello che sta succedendo».
Già, il Grande Fratello (non quello
banale e voyeristico di Canale 5) ti sconfigge
se non stai con occhi, e orecchie, ben aperti.
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Giancarlo
Ghirra
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