|
|
Nasce
a Cagliari la prima associazione culturale
della Sardegna ispirata alla filosofia
di Karl Popper. Il comitato verrà
inaugurato oggi all'Exmà (ore
18) da Raimondo
|
Cubeddu
Professore di Filosofia politica all'università
di Pisa. Karl
Popper era di destra o di sinistra?
L'interrogativo ha serpeggiato per quasi
cinquant'anni tra studiosi, intellettuali
e politici italiani che hanno cercato
di catalogare definitivamente il pensiero
politico del filosofo austro-inglese.In
Italia Popper, a differenza di quanto
accaduto in altri Paesi,sembra
costituire davvero un unicum nella storiografia
filosofica.Senza
un percorso ben preciso, si è
passati dalla totale indifferenza alle
sonore bocciature, dai timidi riconoscimenti
ai consensi quasi prostranti, fino ad
ammalarsi di popperite, per usare il
felice termine dello studioso crociano
Alfredo Parente.
Le fortune e le vicende più o
meno controverse che hanno caratterizzato
l'accoglienza del Popper politico, dato
che sulle sue teorie scientifiche il
dibattito è andato avanti su
binari convenzionali, sono state raccolte
e documentate nel nuovo libro dello
studioso cagliaritano Bruno Lai, Popper
in Italia. Le disavventure di una filosofia
politica (Rubbettino, 238 pp., 25 mila
lire), presentato nei giorni scorsi
a Cagliari. Un lavoro di ricostruzione,
confronto e analisi dei diversi (e ormai
sterminati) contributi sul filosofo
austro-inglese, che Lai è riuscito
a mettere insieme in modo organico e
mai superficiale. Il risultato è
un saggio soprattutto utile, visto che
per la prima volta viene offerto uno
spaccato analitico di Popper così
come l'Italia lo ha recepito tra il
1945 (anno della prima recensione de
La società aperta e i suoi nemici
per mano di Norberto Bobbio) e questi
ultimi anni.Diviso
in quattro capitoli, che riprendono
le diverse fasi dell'accoglienza di
Popper (dagli "anni del silenzio"
al dibattito a distanza alla "popperite"
fino alle "dispute ereditarie")più
una serie di interviste
ai maggiori
|
|
|
intellettualie
studiosi che fecero i conti con le sue
teorie, il
volume di Lai ripercorre tappa per tappa
questo itinerario riportando fedelmente
i testi. L'autore comunque non si esime,
tra le righe, dal riconoscere la sua simpatia
per alcuni capisaldi dell'impianto teorico
del filosofo austro-inglese ("spero
non sia un crimine" ha tenuto a sottolineare
fra le note) né dall'assegnare
giudizi più o meno benevoli nei
confronti dell'uno e dell'altro contributo.
Si va quindi dalle burrasche sommerse
della "congiura inintenzionale",
operata, secondo Antiseri, a danno di
Popper dalle culture socialiste-marxiste,
all'indigestione nei primi anni Ottanta
delle sue teorie e della sua presenza,
dato che non c'era seminario, convegno
o conferenza che non ne discutesse un
saggio.
Di complotto, ormai, nessuno parla più.
"E perché mai i suoi oppositori
avrebbero dovuto favorire le sue opere?",
si è chiesto ironicamente lo studioso
popperiano Raimondo Cubeddu. Anzi, tra
le cause che hanno determinato l'iniziale
oblio, gli studiosi riconoscono la debole
autocoscienza del liberalismo, ancora
fermo alle posizioni idealistiche di Benedetto
Croce e poco propenso a promuovere un
autore che dava perfino fastidio a certi
ambienti ecclesiastici.
Di Popper, in definitiva, almeno nel nostro
Paese si è detto tutto e il contrario
di tutto: che era un sostenitore dello
stato minimo, à la Nozick per intendersi.
Che era un socialdemocratico, nuovo punto
di riferimento per la sinistra italiana
dopo il crollo del comunismo, come sostiene
il giornalista ed ex vice direttore de
L'Unità Giancarlo Bosetti. Che
era un liberale vecchia maniera e perfino
un marxista, dice l'intellettuale di sinistra
Mario Alcaro. Questo a testimoniare che
il vizio tutto italiano di tirare la giacchetta
da destra e da sinistra, di dipietresca
memoria, davvero non passa mai di moda.
|
|
Daniele
Casale
|
|