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11.07.2001
L'unione Sarda on line
(di Wa. F.)

09.06.2002

L'unione Sarda on line
"TV  Cattiva  Maestra"

È sempre attuale il messaggio di Popper

   
 
 
Karl Popper,
l'eredità di un filosofo ancora scomodo
Stasera a Cagliari Raimondo Cubeddu e Bruno Lai inaugurano un comitato per difenderne le intuizioni
Nasce a Cagliari la prima associazione culturale della Sardegna ispirata alla filosofia di Karl Popper. Il comitato verrà inaugurato oggi all'Exmà (ore 18)   da  Raimondo
Cubeddu Professore di Filosofia politica all'università di Pisa. Karl Popper era di destra o di sinistra? L'interrogativo ha serpeggiato per quasi cinquant'anni tra studiosi, intellettuali e politici italiani che hanno cercato di catalogare definitivamente il pensiero politico del filosofo austro-inglese.In Italia Popper, a differenza di quanto accaduto in altri Paesi,sembra costituire davvero un unicum nella storiografia filosofica.Senza un percorso ben preciso, si è passati dalla totale indifferenza alle sonore bocciature, dai timidi riconoscimenti ai consensi quasi prostranti, fino ad ammalarsi di popperite, per usare il felice termine dello studioso crociano Alfredo Parente.
Le fortune e le vicende più o meno controverse che hanno caratterizzato l'accoglienza del Popper politico, dato che sulle sue teorie scientifiche il dibattito è andato avanti su binari convenzionali, sono state raccolte e documentate nel nuovo libro dello studioso cagliaritano Bruno Lai, Popper in Italia. Le disavventure di una filosofia politica (Rubbettino, 238 pp., 25 mila lire), presentato nei giorni scorsi a Cagliari. Un lavoro di ricostruzione, confronto e analisi dei diversi (e ormai sterminati) contributi sul filosofo austro-inglese, che Lai è riuscito a mettere insieme in modo organico e mai superficiale. Il risultato è un saggio soprattutto utile, visto che per la prima volta viene offerto uno spaccato analitico di Popper così come l'Italia lo ha recepito tra il 1945 (anno della prima recensione de La società aperta e i suoi nemici per mano di Norberto Bobbio) e questi ultimi anni.Diviso in quattro capitoli, che riprendono le diverse fasi dell'accoglienza di Popper (dagli "anni del silenzio" al dibattito a distanza alla "popperite" fino alle "dispute ereditarie")più una serie di interviste ai maggiori

intellettualie studiosi che fecero i conti con le sue teorie, il volume di Lai ripercorre tappa per tappa questo itinerario riportando fedelmente i testi. L'autore comunque non si esime, tra le righe, dal riconoscere la sua simpatia per alcuni capisaldi dell'impianto teorico del filosofo austro-inglese ("spero non sia un crimine" ha tenuto a sottolineare fra le note) né dall'assegnare giudizi più o meno benevoli nei confronti dell'uno e dell'altro contributo.
Si va quindi dalle burrasche sommerse della "congiura inintenzionale", operata, secondo Antiseri, a danno di Popper dalle culture socialiste-marxiste, all'indigestione nei primi anni Ottanta delle sue teorie e della sua presenza, dato che non c'era seminario, convegno o conferenza che non ne discutesse un saggio.
Di complotto, ormai, nessuno parla più. "E perché mai i suoi oppositori avrebbero dovuto favorire le sue opere?", si è chiesto ironicamente lo studioso popperiano Raimondo Cubeddu. Anzi, tra le cause che hanno determinato l'iniziale oblio, gli studiosi riconoscono la debole autocoscienza del liberalismo, ancora fermo alle posizioni idealistiche di Benedetto Croce e poco propenso a promuovere un autore che dava perfino fastidio a certi ambienti ecclesiastici.
Di Popper, in definitiva, almeno nel nostro Paese si è detto tutto e il contrario di tutto: che era un sostenitore dello stato minimo, à la Nozick per intendersi. Che era un socialdemocratico, nuovo punto di riferimento per la sinistra italiana dopo il crollo del comunismo, come sostiene il giornalista ed ex vice direttore de L'Unità Giancarlo Bosetti. Che era un liberale vecchia maniera e perfino un marxista, dice l'intellettuale di sinistra Mario Alcaro. Questo a testimoniare che il vizio tutto italiano di tirare la giacchetta da destra e da sinistra, di dipietresca memoria, davvero non passa mai di moda.

Daniele Casale